Lab_Cinema&Fotografia
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L’IMMAGINE, TRA FORMA VISUALE E RACCONTO
CINEMA | FOTOGRAFIA

a cura di

Punto di Svista e Ikonemi

Fotografia e cinema sono forme linguistiche strettamente connesse una all’altra, la prima è la madre della seconda. Il cinema ha compiuto, rispetto alla fotografia, un passo in avanti dal punto di vista dell’articolazione dei codici visuali e narrativi, soprattutto grazie ai movimenti di macchina e al montaggio, ma non v’è alcun dubbio sul fatto che queste due discipline facciano parte della medesima area espressiva, insieme alla videoarte e alla comunicazione in ambito contemporaneo (pubblicità, videoclip).

 

Il progetto intende esplorare le connessioni tra queste due forme di arte e attraversare il territorio dell’immagine in una sorta di tragitto a ritroso dal cinema verso la fotografia. L’intento è legato all’idea di ricerca pura, di sperimentazione, sull’immagine che non sia condizionata dai confini tra le arti visive tecnologiche e che stimoli la libera creatività dei partecipanti.

 

Il progetto-laboratorio si è svolto tra marzo e maggio 2019, nell’arco di tre incontri, a San Benedetto del Tronto presso la sala multimediale della biblioteca G. Lesca e quella della poesia del Palazzo Piacentini. I punti di partenza privilegiati per sviluppare i lavori fotografici, di questa prima edizione, sono stati la poetica e l’estetica di Andrej Tarkovskij e Ingmar Bergman.

 

I fotografi partecipanti si sono misurati con le poetiche di questi grandi autori della storia del cinema, con l’intento non di clonare le immagini dei cineasti in questione ma di sviluppare un loro personale lavoro che affondasse le radici creative nell’estetica e nella poetica di Bergman e Tarkovskij nella consapevolezza che la produzione artistica non può essere, mai, del tutto autonoma e senza ombra di dubbio si abbevera sempre, e fortunatamente, a fonti precedenti, come dimostrano le storie di tutte le arti.

Si sono ispirati al cinema di Ingmar Bergman Giulia Oglialoro, Alessandro Picchione, Valerio Polici, Dante Marcos Spurio.

E al cinema di Andrej Tarkovskij: Giulia Calore, Alessia Cervini, Alice Petocchi, Gloria Guglielmo, Francesco Natalucci.

LE IMMAGINI DEI PARTECIPANTI

DOCENTI e TUTOR

docente: Maurizio G. De Bonis
Maurizio G. De Bonis è giornalista culturale, critico cinematografico, fotografico e delle arti visive. Dirige dal 2000 la testata giornalistica Cultframe – Arti Visive. Fino all’aprile 2018 è stato direttore responsabile di CineCriticaWeb e fino al gennaio 2018 Condirettore della testata giornalistica Punto di Svista – Arti Visive in Italia. Ha curato mostre per istituzioni pubbliche e gallerie private e ha insegnato nell’ambito del Master in Critica Giornalistica dell’Accademia d’Arte Drammatica Silvio D’amico di Roma e presso l’Istituto Superiore di Fotografia e Comunicazione Integrata di Roma. Attualmente è docente di Linguaggio del Cinema Documentario e di Arti Visive Comparate nell’ambito della Scuola Biennale di Fotografia di Officine Fotografiche Roma. Ha pubblicato: L’immagine della memoria – La Shoah tra cinema e fotografia (Onyx Edizioni, 2007), Cinema Israeliano Contemporaneo (co-curatore – Marsilio, 2009), Cosa devo guardare – Riflessioni critiche e fotografiche sui paesaggi di Michelangelo Antonioni (co-autore – Postcart Edizioni, 2012), La vertigine dello sguardo – La fotografia nel cinema tra narrazione e filosofia dell’immagine (Postcart Edizioni, 2013), Il vento e il melograno – Fotografia Contemporane Israeliana (co-autore – Postcart Edizioni, 2017). Nel 2009 è stato co-fondatore di Punto di Svista, di cui è Vice Presidente.

tutor:

Daniele Cinciripini
Fotografo e docente, alterna l’insegnamento universitario alla cura di progetti fotografici multidisciplinari, e a progetti di ricerca personali. Indaga il paesaggio, quale spazio d’esistenza dell’umanità, utilizza il cammino come metodo di osservazione e studio dell’ambiente. Photo editor per Primapersona rivista semestrale dell’Archivio Nazionale dei Diari di Pieve Santo Stefano, docente di Fotografia presso l’Università di Teramo. Esperto di antiche tecniche di stampa, membro del gruppo Rodolofo Namias di Parma; specializzato nelle tecniche di ritratto psicoanalitico secondo “Il metodo The Self-Portrait Experience® incontra la Psicoanalisi” di Cristina Nuñez e Serena Calò.Daniele Cinciripini realizza libri autoprodotti, libri d’artista e corsi di selfpublishing. È presidente e fondatore di Ikonemi, centro indipendente fotografia e immagini di paesaggio, con sede nella Valle del Tronto, ne dirige le attività e il magazine annuale bab. Cura e coordina progetti culturali multidisciplinari: Connessioni Urbane (2014) Fondovalle indagine fotografica e multidisciplinare della Valle del Tronto (2015-16) e l’indagine fotografica del Delta del Po Veneto Arcipelago Polesine, (2017). Membro del team del Laboratorio del Cammino, un network interuniversitario di studenti e ricercatori motivati ad utilizzare il cammino per innovare metodi, strumenti e contenuti dell’urbanistica.

Serena Marchionni
Serena studia l’iconologia del paesaggio nella fotografia contemporanea. Si laurea con lode in management dei beni culturali presso l’Università degli Studi di Macerata, scrivendo una tesi in storia delle immagini dal titolo “New Topographics: photographs of man-altered landscapes”. Consegue la laurea triennale in storia della critica d’arte alla Sapienza Università di Roma con una tesi sul pensiero critico, nell’immediato dopoguerra, di Giulio Carlo Argan. Nel 2013 inizia un sodalizio artistico con Daniele Cinciripini, fotografo docente e fotoeditor, affiancandolo in diverse attività e progetti. Fonda, assieme a lui, Ikonemi,un centro indipendente per la fotografia e le immagini di paesaggio, con sede nella Valle del Tronto. Per Ikonemi cura e coordina gli eventi, le indagini fotografiche e l’ufficio stampa, è parte della redazione di bab (balene ai bordi) magazine annuale del centro. Ha svolto un tirocinio formativo presso la Fototeca Provinciale di Fermo, durante il quale, ha avuto l’opportunità di partecipare alle attività per la conservazione dell’Archivio Fotografico di Mario Dondero. Ha frequentato, nel 2017, il corso gli “Archivi Fotografici di Storia dell’Arte” presso la Fondazione Zeri.

Orith Youdovich
Vive e lavora tra Roma e Tel Aviv. Fotografa, curatrice e giornalista. Da diversi anni ha abbandonato il reportage sociale per dedicarsi alla fotografia di tipo concettuale e da allora dirige il proprio sguardo creativo sul mondo in un continuo processo di analisi del rapporto tra sguardo soggettivo e paesaggio. Svolge inoltre un’attività di ricerca artistica basata sulla connessione tra fotografia e cinema. Ha esposto le sue fotografie in varie mostre personali e collettive in Italia e in Israele e ha co-curato mostre nell’ambito di Fotografia – Festival Internazionale di Roma e FotoLeggendo. È vice direttore della testata giornalistica online “CultFrame – Arti Visive”. Fino al 31 dicembre 2017 è stata direttore responsabile della testata giornalistica online “Punto di Svista – Arti Visive in Italia”. È co-autrice dei saggi Cosa devo guardare – Riflessioni critiche e fotografiche sui paesaggi di Michelangelo Antonioni (Postcart, 2012), Il vento e il melograno – Fotografia Contemporanea Israeliana (Postcart, 2017) e curatrice del libro Fotografia Israeliana Contemporanea (FPM Edizioni, 2005). Nel 2009 ha co-fondato l’Associazione Punto di Svista.