Ikonemi Fotografia | Vorrei essere altro, vorrei essere me
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Vorrei essere altro, vorrei essere me

a cura di Simona Lunatici.

Vorrei essere altro, vorrei essere me, è il titolo di un libro fotografico autoprodotto, stampato nel 2016, che raccoglie una serie di immagini di Samuele Bianchi il quale, nel suo personale percorso artistico, è solito proporre al fruitore spunti di riflessione che partono da un momento intimo ed introspettivo per poi svilupparsi su altri piani.

Ricordo sempre con grandissimo piacere come è nato questo libro. Quasi dal nulla, senza nessuna aspettativa e sicuramente senza alcun progetto a priori. Un parere via WhatsApp su una foto, parte di un lavoro che stava prendendo forma, la voglia di vederne altre, uno scambio di opinioni, un susseguirsi di confronti (e spesso, perché no, anche di scontri), fino alla proposta: “Perché non pubblicarlo?”. Quasi una sfida, accettata. Poi tutto il resto è venuto da sé, un passo dopo l’altro, con la curiosità crescente di seguire una strada imboccata inaspettatamente, per vedere dove portava, senza fermarsi davanti a dubbi o intoppi.

Pare che ci siano momenti, sebbene rari, in cui tutto si costruisce da sé, senza che si debba fare poi chissà quale sforzo per realizzarlo.

Eppure, a ben guardare, l’immagine scelta per la copertina del libro, in cui si sintetizza gran parte del pensiero che vi è raccolto all’interno, sembra portare in tutt’altra direzione: lo sguardo dell’osservatore, nel suo incedere,  è ripetutamente bloccato da un susseguirsi di ostacoli che si ripropongono l’uno dopo l’altro con insistenza. Una cancellata in primo piano, dietro cui spunta un palo posto al centro dell’immagine, una rete che, nonostante la sua trasparenza, fa proseguire il nostro vedere per poi, subito dopo, arrestarlo bruscamente contro il muro di fondo, che mette in bella mostra una porta, chiusa. È un’immagine che cattura e respinge al tempo stesso.

Un invito a fermarsi, a restar fuori? O piuttosto il desiderio di andare oltre i limiti, di trovare un’entrata nonostante tutto? Un interrogativo senza risposte, che Samuele Bianchi ripropone in tutto il lavoro, attraverso immagini evocative e non strettamente descrittive dei luoghi. Non siamo davanti ad una serie di fotografie, ma piuttosto una raccolta di pensieri accomunati da una riflessione ben più profonda.

L’impressione che si ha sfogliando le immagini del libro è quella di un attraversamento dello spazio, più o meno quotidiano, continuamente interrotto, bloccato, costretto da qualche impedimento.

D’altra parte è una necessità dell’uomo quella di creare recinti, di contenere, di costringere. È un fatto istintuale, non può fare altrimenti: l’uomo limita il territorio, limita gli altri uomini, limita se stesso. Pone delimitazioni fisiche, muri, barriere, con l’illusione di riuscire a contenere una natura altra, sconosciuta, che fa paura. E impone delimitazioni etiche, tanto più invalicabili, che insistono sui bivi che la vita riserva.

Tutto, nelle immagini proposte, contribuisce a dare un senso di claustrofobia che invoglia alla fuga, alla rottura ed al superamento dei limiti che ci imponiamo da noi stessi o che ci sono imposti dagli altri.

Un percorso intimo che al tempo stesso diventa un percorso condivisibile da molti. Inevitabilmente, ognuno di noi si trova davanti a limiti, da dover affrontare e superare, a scelte da prendere che sono per noi necessarie, ma che ci costringono al contempo e da cui vogliamo fuggire per riappropriarci del nostro spazio, della nostra vita, di noi stessi.

 

CREDITI
Titolo: Vorrei essere altro, vorrei essere me, di Samuele Bianchi, a cura di Simona Lunatici
Stampa: Agora35, 2016
Tiratura limitata 50 copie

LINK
www.samuelebianchi.it

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